Antichi sospiri

In un sereno giorno di aprile, mi addentrai in una cadente casa leopoldina, immersa tra i campi della piana chianina, sui quali gli acerbi virgulti di grano venivano sferzati dal vento.

 

Dal cielo, la luce filtrava tra il tetto pericolante e le schegge dei vetri ormai consumati dal tempo. E le intense folate primaverili sollevavano polvere tra i muri fenduti e davano voce ai sospiri di anime ancora racchiuse tra le pietre di quella casa.

 

 

Il mio pensiero andò al ricordo di persone mai conosciute, che avevano vissuto lì decenni addietro. Gli stessi che avevano suonato un vecchio pianoforte a muro dai tasti consunti dal tempo.

 

Gli stessi che si erano addormentati, quando la luna e le stelle erano salite sulla volta celeste della Valdichiana, nelle camere ai piani superiori, i cui pavimenti erano ormai crollati, consentendo ora alla luna e alle stelle di affacciarsi sullo stesso pianoforte.

 

Il vento mi portava le voci di tali anime dai loro tempi remoti. Mi portava i loro antichi sospiri. E generava in me un’intensa nostalgia di un’epoca mai vissuta.

 

 

E intanto il vento fece posare una piuma sulla ruota arrugginita di un vecchio carro. Un raggio di sole penetrò dal muro e irradiò sulla piuma. Rammentandomi come tutti noi diventeremo, un giorno, parte di quegli antichi sospiri.